La Nave
La Nave. Nel 1915 Montemezzi iniziò a lavorare impostando una versione abbreviata del dramma nazionalista di Gabriele D'Annunzio, “La Nave,” che parla della fondazione di Venezia. Montemezzi la scrisse nel corso della prima guerra mondiale, preso da un fervente spirito nazionalista; aveva studiato Mussorgsky, e al suo meglio La Nave è un'opera corale che rappresenta il destino di un popolo, come i capolavori del compositore russo. Montemezzi avrebbe successivamente sempre affermato che La Nave era il suo capolavoro, ma la critica non erano d'accordo. Fu eseguita alla Scala per la prima volta il 3 novembre 1918, e quindi coincidente esattamente con la successiva conclusione della guerra d’Italia.
(prima del secondo atto, Tito Ricordi annunciò agli spettatori l’entrata delle truppe italiane a Trento e Trieste).
Trama
Una tragedia segna le origini della città di Venezia: Basiola, figlia di Orso Faledro, un tribuno pagano destituito e accecato dai Gràtici, suoi avversari cristiani, medita la più crudele delle vendette. La donna, colma di risentimento, usa la sua bellezza e sensualità per spingere i fratelli, Marco, il nuovo tribuno, e Sergio Gràtico, il vescovo, ad un duello fratricida: Marco uccide Sergio, ma Basiola viene condannata alla stessa pena cui fu condannato il padre. Punita la donna, Marco salpa verso l’Egitto su una nave imponente, per riportare a Venezia le spoglie di San Marco.
No, non me sollevate sul timone sconficcato dai cardini, non me:
la giovinezza vostra senza giogo, la libertà perpetua dei Veneti!
“O marinai, e voi giovani e liberi! All’entrata dei mari, in piena d’acque,
la giovinezza con la libertà fa grido di baldanza. Iddio le disse:
“Arma la prora e salpa verso il mondo”