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Héllera

Libretto di Luigi Illica
L’editore Ricordi acquistò Giovanni Gallurese, pagando Montemezzi uno stipendio mensile e organizzò una collaborazione tra lui e Luigi Illica, il librettista che aveva lavorato su grandi successi di Puccini. Le cose non andarono molto bene. Illica risentì di dover lavorare con un giovane compositore che aveva opinioni forti, e ci vollero mesi per accordarsi su un soggetto. Alla fine si stabilirono sul classico romanzo "Adolphe" di Benjamin Constant (1816), che Illica adattò con il titolo Héllera. Tra le opere di Montemezzi è la sua composizione più romantica, piena di bellissime melodie, ed è difficile capire ora perché è stata ritenuta carente dalla critica dal punto di vista drammaturgico. L’opera fu diretta da Tullio Serafin al teatro Regio di Torino il 17 marzo 1909. Nonostante le lusinghiere accoglienze non ebbe riprese, se non alla radio tramite l’EIAR nel 1937.

Trama

Atto primo. Parigi, 1823. Héllera attende il ritorno delle due figliolette. Il marito lontano per lavoro, ma il pensiero della donna va ad Adolfo, il giovane del quale innamorata e che ha scacciato per rimanere fedele al marito. Ma Héllera non resiste e intona la˜canzone del richiamo¨ il segnale per far ritornare Adolfo.

Atto secondo. I due amanti sono fuggiti a Baden-Baden: Héllera apprende che il marito ha scacciato le bambine, che ora vivono con il nonno materno. Il conte du Auvray organizza una festa alla quale invita anche i due amanti; ma quando Héllera entra nella sala le donne presenti abbandonano la festa. Adolfo sfida a duello il conte, Héllera lo bacia di fronte a tutti.

Atto terzo. Ora i due amanti vivono in un villino in Polonia; ma Adolfo annoiato, non ama più la donna. Héllera ha ricevuto dal padre il permesso di vedere le due bambine, ma da lontano. Ormai sa di non essere più amata e la sua vita non ha più senso: scrive una lettera ad Adolfo e si avvelena. Adolfo la vede morire e comprende il proprio errore.

“Perchè, perché fuggirmi?
Dell’occhio mio al guardare,
Perché l’azzurro mare
Degli occhi tuoi rapirmi?
Se la pensosa è estinta
Fiamma di tua pupilla,
Per me il sol non brilla…
Torna! Imploro! Son vinta!
Son vinta e imploro aita!
Torna, bel sole, e porta
Dove ogni speme è morta
La luce della vita”.