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Giovanni Gallurese

1905 (Torino Teatro Vittorio Emanuele) Libretto di Francesco D’Angelantonio

Giovanni Gallurese un’opera di tre atti con libretto di Francesco D'Angelantonio. Questo lavoro fu completato all’inizio dell’autunno del 1904 e dopo una petizione pubblica a cura del giornale l’Arena a Verona che raccolse fondi per la rappresentazione, fu eseguita a Torino nel gennaio del 1905. Giovanni Gallurese ha delle buone melodie, una orchestrazione ricca e raffinata, e una trama emozionante con azioni molto forti: fu un successo popolare immediato, fu eseguita sedici volte, ed i critici segnarono Montemezzi come un giovane compositore molto promettente.
L’opera fu così allestita il 28 gennaio 1905 nel teatro Vittorio Emanuele di Torino, diretta da Tullio Serafin, con un notevole successo di pubblico e critica, tanto che Ricordi acquistò il lavoro e incaricò Montemezzi di scrivere altre due opere.

L'azione si svolge in Sardegna territorio di Osilo XVII secolo, durante la tirannide spagnola.

Trama

L'opera è ambientata in Sardegna nel XVII secolo, quando l'isola era sotto il dominio spagnolo. La storia inizia con Giovanni, un fuorilegge, che vive una vita difficile e sogna la libertà. È innamorato di Maria, la figlia di un mugnaio, ma non ha mai avuto il coraggio di parlarle. Un giorno, mentre Maria si gode il sole nel suo giardino, viene rapita da Rivegas, un catalano che la desidera. Giovanni sente il suo grido e, dopo una lotta, riesce a salvare Maria e a mettere in fuga i rapitori, guadagnandosi il suo amore.

Nel secondo atto, Maria è ansiosa di rivedere Giovanni, che si fa chiamare "Bôre". I due si incontra in piazza, mentre la gente del posto celebra e canta. Purtroppo, Rivegas racconta menzogne su Giovanni, facendola dubitare di lui. Quando Giovanni viene avvertito che la guardia spagnola sta arrivando, è costretto a fuggire, Maria, ferita e delusa, lo accusa di abbandonarla.

Nel terzo atto, Giovanni, ancora in lotta per la libertà, decide di risparmiare la vita a Rivegas, sperando in un accordo per poter lasciare l'isola. Ma Rivegas torna e spara a Giovanni. Morente, Giovanni passa il suo corno a Maria, che chiama i suoi compagni per aiutarli. Nonostante la lotta e la morte di Rivegas, Giovanni non riesce a salvarsi. Prima di morire, esclama il suo desiderio di libertà per la Sardegna, dando un messaggio di speranza e amore. La storia si conclude con il dolore di Maria e il sogno di una libertà sognata da tutti i sardi.

Giovanni Oh, con che calma eterna il mattino a la sera qui s’alterna!
e come questa terra, terra del dolore,
e questi monti, sorridon ne le placide aurore,
sorridon ne le placide aurore e piangon nei tramonti!
A te, o Maria, bella, gentile, unica e santa vision del core,
a te che ignori il mio desìo febbrile,
il mio desìo d’amore,mando l’ultimo vale, addio, addio, addio!