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Bianca

1901 (Conservatorio di Milano) Libretto di Giuseppe Zuppone Strani

Italo Montemezzi insegnò per un anno armonia presso il Conservatorio di Milano. Nel 1901 Italo Montemezzi partecipò ad concorso e vinse per Bianca 400 lire. Opera in un atto su libretto di Giuseppe Zuppone Strani. Bianca non fu mai eseguita, ma il manoscritto originale è intatto, nella Villa Montemezzi di Vigasio a Verona. La partitura è stata trascritta dal prof. Marco Pasetto e da Gino Farenzena e speriamo vivamente che l’opera sia eseguita nel prossimo futuro. Si ringrazia la sig.ra Renata Donadelli per la concessione del manoscritto.

Ferrara

Un parco d’alberi secolari, a destra in un’ ala del castello, a sinistra un tiglio con sotto un sedile rustico. Alla seconda quinta di sinistra una fontana monumentale. In fondo al parco s’odono fanfare di caccia.

Trama

In un parco di un castello a Ferrara, Bianca cammina triste. Dopo dieci anni, il suo primo amore, Balduino, è tornato, ma lui è cambiato. Ora caccia gli animali della foresta, un luogo che una volta era pieno di bei ricordi per loro. Ricciarda, la sorella di Bianca, è innamorata di Balduino e crede che lui ricambi il suo amore, anche se in realtà il suo cuore è ancora per Bianca.
Bianca, sconvolta, pensa che se Balduino la ferirà, lo porterà via con sé, come il tiglio che amano entrambi. Balduino rievoca i bei momenti dell'infanzia sotto il tiglio e capisce quanto ama ancora Bianca. Ma in mezzo ai festeggiamenti di un matrimonio, Bianca si sente triste, sapendo che non potrà mai avere un amore come quello dei due sposi.
Quando Balduino le si avvicina, Bianca capisce che lui non è più il ragazzo di un tempo. Per lei, il tiglio rappresenta il loro amore e quindi deve morire per liberarla dal dolore. Così, ordina al guardiacaccia di abbatterlo. Ogni colpo inflitto all'albero provoca dolore nei cuori di Bianca e Balduino, e il bosco sembra lamentarsi. Quando il tiglio cade, un urlo di disperazione risuona, simboleggiando la fine del loro amore e la tristezza che li avvolge.

Aria di Balduino:

“Chiama o verde tiglio all’ombra di tua rama
lei da cui lungo mi divise esilio
Bianca ch’amo e che m’ama,
O verde tiglio chiama!
Stanca corre la vita
Poi ch’ella ancor mi manca
Con un bacio a lenirmi ogni ferita.
Da te lontano, o Bianca,
Scorre la vita stanca!”