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Una giornata per Montemezzi: parole, memoria e musica

Una giornata intensa e vibrante ha celebrato il compositore veronese Italo Montemezzi, intrecciando voci critiche, suggestioni storiche e momenti musicali che hanno reso omaggio al suo lascito artistico e umano.

Mattina: riflessioni e memoria viva

Dopo i saluti istituzionali che hanno ufficialmente aperto i lavori, la prima sessione — guidata da Francesco Bissoli e Raffaele Mellace — ha subito posto l’accento sull’attualità del pensiero musicale montemezziano. Marco Targa ha offerto uno sguardo penetrante su come Montemezzi venga oggi raccontato e percepito, mettendo in luce la modernità della sua visione artistica.

A seguire, Laura Och ha spostato l’attenzione sul luogo stesso che ospitava l’evento: l’Auditorium dedicato al compositore. Un intervento denso di suggestioni che ha trasformato l’edificio in un simbolo di continuità tra memoria storica e sperimentazione musicale, laboratorio vivo per le nuove generazioni.

Il cuore della mattinata è stato l’omaggio musicale: le arie tratte da Bianca e dalla serenata Per star con te, affidate a giovani interpreti accompagnati da musicisti esperti, hanno fatto risuonare in sala l’intensità e la bellezza della scrittura montemezziana, offrendo al pubblico un momento di emozione autentica.

Pomeriggio: genealogie e consonanze

Nel pomeriggio, sotto la presidenza di Raffaele Mellace, la seconda sessione ha ampliato la prospettiva, spaziando tra genealogie familiari, confronti estetici e letture poetico-musicali. Bruno Chiappa ha aperto le danze raccontando la figura di Bortolo, padre di Italo, e ricostruendo le radici di una famiglia che ha saputo imprimere il proprio segno nella cultura locale.

Emanuele Vegetti ha portato il pubblico dentro la materia sonora, mettendo a confronto le versioni delle cori e danze della Nave di Montemezzi e Pizzetti, in un gioco di riflessi tra due poetiche contigue e divergenti. Eugenio Poli ha invece messo in dialogo Montemezzi con Mascagni, partendo da un comune punto d’ispirazione — Gabriele D’Annunzio — per riflettere sulle scelte musicali e testuali dei due compositori.

A chiudere la sessione, l’intervento di Giovanna Maria Gatto ha svelato sorprendenti affinità stilistiche tra L’amore dei tre re e Fiamma di Respighi, costruendo un ponte critico tra due grandi firme del Novecento italiano.

Musica come sigillo

La giornata si è chiusa con un secondo omaggio musicale, più intimo e cameristico, che ha dato nuova forma a brani tratti da L’amore dei tre re, La Nave e altri titoli meno noti, riletti da un ensemble raffinato (clarinetto, violoncello, arpa e pianoforte). Un saluto sonoro, denso di gratitudine, che ha sigillato la ricchezza espressiva e l’eredità compositiva di Montemezzi.


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